Sono nato nell'immediato dopoguerra e la cronaca della mia vita mi vede risiedere, in tempi e circostanze diversi,in più luoghi geografici e culturali.Soprattutto il Veneto,la Toscana e la Lombardia dove attualmente risiedo.I miei studi primari sono classici (Liceo) e filosofici (Università di... (continua)
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Fa dubitare questa pace
sui rami distesi dei cipressi,
come verdi ali del silenzio;
lo sguardo volto ad occidente,
bianco di nubi come la neve.
L'idea di lasciare questo sentiero,
dove bastava solo un sorriso,
racchiude una muta nostalgia,
come... leggi...
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Questo cielo azzurro,
antico e mai invecchiato.
Queste colline che indulgono a lievi silenzi
che sollevano l'anima in... leggi...
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Qui a questo colle, per questa quiete,
e giù il mondo si gira attorno.
Qui in un'indifferente attesa,
piena di questo spazio vuoto
affacciato ai veroni del silenzio,
e mi lascio perdere, e m'abbandono
al tempo, e asilo sono i cipressi
che... leggi...
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Scendono da ammuffite case di paese
su ciottoli di stradine scivolose
giù alla riva in mezzo al sole,
con conche e... leggi...
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Ci siamo fermati a sentire la notte,
una sera, sul sentiero di quella valle
che percorre il fiume, dove le sponde
s'incontrano e le acque s'avvitano
in una danza argentina, nello spicchio
d'una balza, dove si frange e s'immerge
la luna, su... leggi...
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Non ti ho riconosciuta,
perso tra le ombre dell'oggi,
rapaci, nere come corvi.
Eppure eri lì...
sulla curva del mio cielo,
il tuo sorriso negli occhi,
tra le mani la cometa del tuo volto.
Eppure eri lì...
non ti ho... leggi...
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Settembre,
nel vuoto alpeggio, fresco al tramonto,
piccole tovaglie di lino sull'erba posavamo.
Dalla valle s'accendevano al fondo lumini sul lago,
minuti battelli, falene smeraldine su acque di cerulei
riflessi, tese e vibranti.
Alle spalle... leggi...
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Stagione ultima,
a laceranti silenzi incline.
Ferrigno è il cielo, ladro di luce.
Pietrami dilavati, pallidi
nella gora di Trebbia,
riversi e negati,
come uomini usati
dove lo sguardo posa
e soffre.
Mi chiudo come dita
dal gelo muto... leggi...
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Francesco Fabris Manini
Le sue 242 poesie
Tu sei il giardino del mio tempo,
dove entrano i pensieri a visitarti,
ed i tuoi occhi mi fan strada sui sentieri,
e le tue voci ed i sorrisi son dei fiori.
Lì le viole e le verbene, le mimose
e i calicantus tutti assieme,
e mi fan festa con
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Andremo ancora a quel poggio
in una notte calda d'estate,
per sentire l'acqua del fiume
laggiù nel silenzio, tenendoci
stretta la mano... la tua,
di ragazza dai capelli biondi.
Il vento ha disperso le nubi
e il buio s'è fatto
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Lentamente,
vieni lentamente con me,
non c'è fretta. I prati erbosi,
le distese praterie della verde
erba lucidata dal sole
si son strette in chiusi cortili
che qualche mattino o qualche
sera (quando i rumori scorrono
lontani su vie
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Ho lasciato il paese
dove gli ulivi eran come boschi,
e in giorni chiari d'autunno,
tra sentieri di pietra,
a margine dei campi,
le antiche donne,
uscite di nero dalle soglie,
coglievan le verdi drupe
in gerle austere,
alle voci di
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Apri la tua porta,
lascia che entri la notte,
mia compagna delle tarde
ore.
Apri la tua porta,
compagna d'intese senza
parole, senza debito di dover
parlare; fuori resterà l'ieri
e il domani.
Apri la tua porta,
e scompaiano le
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Il sole non si fida
e non impresta più
lo sguardo.
Resta la lanterna
della sera
con olio gramo
e lucignolo contratto
dove una fiammella
consuma la tristezza
di questo tempo.
Il sole è sogno
e grande di ricchezza,
ma stanco
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 | Grandi uccelli, grandi uccelli neri
lungo il filare del bosco,
immobili maschere di Samugheo
in attesa di danzare nella notte,
predando quel sole stanco
lucidato un po' nel giorno.
La casa qui è lontana,
e il buio copre rami fioriti
un
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| Indugia oggi il giorno
tra le pietre del fiume
ed è libero il riposo
sotto un cielo silenzioso
e terso dietro l'ansa
nascosta.
Soleggia all'ombra delle
canne la luce in disparte,
e nel caldo pallore scorre
la nostalgia del
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| Intorno dormivano
gli alberi,
ed era silenzio
nel cielo notturno.
Lumini sul lago
lampeggiavano lontani,
oltre le veglie passate.
Tu eri sull'erba
bagnata di pioggia.
Dall'acqua un'onda
di quiete nell'ultima
notte dell'estate,
scura,
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| Era notte appena,
con la luna
già discesa sulla spiaggia
schiarita,
tra le dune di sabbia
e le ombre degli aranci.
Intorno a quest'ora,
a passi socchiusi,
tra il sonno e la veglia,
giungeva dolce
l'attesa,
con l'incanto dei coralli
e
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 | Quel poggiolo di fiori di campo...
nutriti di primavera, e una violetta
sù in alto, sulla cima di un vaso di
coccio, ed in basso severi filari
di bosso e ligustro nel nobile parco,
come file di banchi di scuola,
professori di latino e
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| Avevamo unito i nostri silenzi
per farne suoni ed ascoltarci.
Avevamo unito le nostre solitudini
con fili d'erbe seppure d'autunno.
Avevamo intrecciato serti di viole
per sentire profumi scordati,
senza illuderci di farne primavere.
Avevamo
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| Il sole affonda nella calda foschia
e la vela cala sul finire del vento.
In silenzio mi fermo.
Laggiù sulla costa salgono salmi
di festa, s'accendono fuochi.
Barbagli, gridi di gabbiani.
Passi in banchina, giochi di foglie
in tondi di
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 | C'è un confine,
e non è l'orizzonte che s'apre
al mattino con la luce a toccare
la soglia del cielo, e neppure là
dove muore il sole che invano
la meridiana incide per serrare
quasi le ore e fermarne il cammino.
E'quel
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| Ci lasciavamo scendere le suole
là dove scendeva il bianco
della neve, con le bianche pine
della montagna sul bianco
cotone della tovaglia, col rosso
camino di abeti ardenti, e nastri
scarlatti per i tuoi capelli neri,
come gli occhi
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